...ci vediamo alla Quercia...

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domenica 18 aprile 2010

I vecchi germani.


Quella mattina faceva un freddo incredibile.
Ero avvolta nella coperta mentre Giuseppe armeggiava con la stufa a legna e Peggy era già alla porta a reclamare la passeggiata mattutina.
Finalmente fuori la cagnolina furbetta zampettava qua e là come una lepre, faceva pipì e rincorreva i gatti del quartiere mentre noi, da dietro, le urlavamo di tornare, inutilmente.
Dopo essersi fatta i fatti suoi tornava zoppicando, a volte a ragione, un gatto l'aveva graffiata ma ben presto capimmo che recitava affinchè l'apprensione del vederla ferita ci facesse dimenticare di sgridarla per la sua disobbedienza.
Quella mattina d'inverno il lago era quasi completamente ghiacciato e noi abbiamo temuto di perdere la nostra amica a quattro zampe.
Tutti i germani che popolavano il parco se ne erano andati da tempo, ma quella coppia attempata e distratta aveva deciso di farsi adottare dai vecchi proprietari del bar, che di reumatismi se ne intendevano quanto loro e potevano comprendere il motivo per il quale avessero rimandato il viaggio.
Così sistemati, col pane in ammollo e un giaciglio pieno di coperte, pensavano d'aver vinto alla lotteria, non fosse stato che quella mattina Peggy li addocchiò tra i canneti secchi e senza pensarci un attimo si lanciò alla loro rincorsa sul ghiaccio e poi CRACK! Successe, era nell'acqua gelida e guiva spaventava mentre loro, le oche, se ne stavano poco più in là raggelate all'ipotesi che il fato avesse potuto voltar loro le spalle.
Jose l'aiutò ad uscire, la portammo di corsa a casa, l'asciugammo col phon e la coccolammo davanti alla stufa...sì, quella volta non la sgridammo affatto.
Nemmeno si ammalò, avevamo temuto il peggio.
Nella nostra testa, per molto tempo, la disgrazia sapeva di ghiaccio stridente, oche in baruffa e guaiti di terrore, non sapevamo ancora che invece era lieve, come il rumore di una foto che improvvisamente cade.

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