Di tutte le esperienze che ho vissuto in Africa, ammetto che quella con Houdi è stata tra le più intense e straordinarie.
Luìs amava gli animali, ma non era la persona più indicata ad accudirli e comunque preferiva la parte più divertente dei giochi a quella delle incombenze che comportano.
Quella domenica mattina entrò da noi un bambinetto magro e smunto con al collo questa scimmietta spaventata.
Forse perchè quella era una missione cattolica ma i fatti più significativi accadevano immancabilmente la domenica.
Luìs se ne innamorò a prima vista, lo voleva a tutti i costi ma sapeva che il suo superiore lo avrebbe osteggiato, quindi convinse noi che questo non era vero e poi convinse il capo che il nuovo arrivato era una nostra idea.
Houdi era un orfano, la madre era stata uccisa dai cacciatori e il cucciolo raccolto perchè sapevano che a Bissau c'erano tanti bianchi bambocci disposti a pagare per averla.
Ricardo, il saggio guardiano notturno, scosse il capo appena la vide.
Ci spiegò che, tra tutte, era la scimmia più dispettosa e da adulta la più violenta con gli uomini.
Insomma non solo suonavano i campanelli d'allarme, pareva di essere in un centro commerciale con l'antincendio acceso.
Di lei, la scimmia, ricordo molto.
Ricordo aneddoti ma soprattutto rivedo certe espressioni, sento alcuni abbracci, le carezze e le infinite volte che mi sono sorpresa di come le sue manine fossero uguali identiche alle mie.
Era amica di Argo, il cane, con lui organizzava furti in cucina.
Insieme si dirigevano alla missione, Houdi saliva sul dorso di Argo si agganciava alla maniglia della porta d'entrata e apriva.
Si dirigeva rapido al refettorio e raccoglieva il primo pane dal cesto, non doveva cercarlo sapeva esattamente dov'era perchè tutti i giorni, durante il pranzo, ci studiava seduto sulla finestra.
Poi correva verso la cucina e, sventolando il suo sfilatino sotto il naso della cuoca Paolina che agitava il mestolo imprecando in criolo, sbucava dalla porta sempre aperta del patio dove Argo lo attendeva.
Si nascondevano sotto un albero e Houdi spezzava il pane e lo divideva col suo compare.
Il dispetto più gustoso e divertente lo realizzò a discapito di Monica, bella ragazza dalle forme prorompenti, suo malgrado.
Un pomeriggio la nostra cara amica ci chiamò compostamente allarmata, non voleva che qualcuno lo notasse, ma la scimmia aveva rubato dal filo dei panni stesi un indumento che doveva recuperare.
Così scorgemmo Houdi sul tetto che sventolava un bel reggiseno bianco con pizzo mentre entravano i ragazzi che andavano al campo di calcio per l'allenamento.
Tutti se la ridevano, Monica tentava di mimetizzarsi dietro il banano e Jose, appollaiato sulla scala, cercava di farsi restituire l'imbarazzante bottino mentre il macaco urlava tutto il suo disaccordo...parola d'ordine: senza farsi notare!
Houdi era così, scorgeva debolezze e ne approfittava.
Erano mesi che Jose coltivava il suo orto dietro casa fantasticando sul giorno in cui avrebbe pranzato con una bella insalata mista di cipolle, pomodori e rapanelli e per finire una succosissima anguria, in un paese in cui la verdura la si vedeva col binocolo.
Non vide mai realizzato il sogno, Houdi lo precedeva sempre cogliendo l'attimo esatto in cui avveniva la maturazione di frutta e verdura e zac, come si suol dire: direttamente dal coltivatore al consumatore!
Ebbe un incidente, si infettò un arto, soffriva molto, aveva febbre alta.
Me lo tenni appiccicato per un mese alla schiena, come fanno le mamme africane coi loro piccoli.
Lo curai, lo coccolai e nacque tra noi un legame speciale, tanto speciale da regalarmi il tatuaggio semi-permanente della sua arcata dentale sul mio fondoschiena solo perchè avevo osato sgridare il suo compagno di merende, Argo.
Era un disastro e non amava gli uomini eccezion fatta per me, Jose,suor Paolina alla quale frugava nelle tasche alla ricerca della caramella che preparava appositamente per lui, Ricardo e suo figlio Jango che studiava a Dakar e quando ci veniva a trovare passava intere ore a giocare con lui; poi quando ripartiva Houdi,affranto, saliva sul tetto a piangere per i due giorni successivi.
Con Marzia è sempre stato un "gentilmacaco".
Prendeva dalle sue mani caramelle e frutta con dita leggere, in sua presenza si muoveva lento, se ne stava appollaiato ai suoi piedi come un gattone da compagnia, non urlava, non mordeva, addirittura si faceva accarezzare il volto socchiudendo gli occhi.
L'ho già detto, Houdi aveva le antenne, la debolezza di Marzia era solo quella di non poter sfuggire alle sue angherie, quindi con lei sola si concedeva il lusso di assomigliare in tutto e per tutto ad una di quelle scimmiette da salotto "carino e coccoloso" non fosse stato per quell'unica volta che la sua natura di macaco lo sopraffasse e tentò di spingerle la carrozzella.
Houdi, in questo mondo di macachi travestiti da esseri umani, mi manchi!
Luciana, riesci sempre a coinvolgermi con i tuoi racconti! Grazie!
RispondiElimina..hai ragione cara, è stato straordinario vivere con Houdinì.. non lo scorderò mai.. grazie a te che mi fai rivivere emozioni indimenticabili.. mar*
RispondiElimina...riesco proprio a vederla monica nascosta dietro al banano!!!
RispondiEliminaEra veramente intelligente Houdì, ci è voluto un po' di tempo prima di fare amicizia e di riuscire a prenderla in braccio, ovviamente il segno l'ha lasciato pure a me... un morso e una furbata da ricordare per tutta la vita, che vergogna, proprio il mio reggiseno ma poi quante risate!!!
RispondiEliminaChe bel ricordo, non capita a tutti di vivere tre mesi con una scimmia... Grazie a voi per questa fantastica occasione!!!