Odore di olio solare al cocco degli irriducibili fanatici dell’abbronzatura, anguria e l’acre puzzo di mare misto a quello della spiaggia rovente, nessuno osava mettere piede sul tappeto ardente.
Gli altoparlanti gracchiavano pubblicità di eventi notturni in discoteche favoleggianti, alternati a promesse di rivivere vacanze da “Romagna e Sangiovese” ai quali nessuno prestava attenzione, tutti intenti a sonnecchiare sotto gli ombrelloni e a perdersi nei sogni confusi di chi ha pochi minuti per riposare.
E poi successe.
Un urlo straziante squarciò la noia di un pomeriggio immobile.
Qualcuno si agitava nell’acqua, si vedevano gli schizzi dei tentativi di arrampicarsi sul muro viscido di quell’invisibile pozzo che lo stava inghiottendo.
Molti accorsero al richiamo, più per curiosità che mero spirito eroico, i più restarono al loro posto coi piedi al riparo da ustioni ma con lo sguardo rivolto alla tragedia imminente.
Era quell’ora lì, l’ora in cui il cartello dichiarava candidamente che la spiaggia era priva di servizio di salvataggio.
Passarono istanti terribili in cui la gente si guardava attorno per capire se, proprio oggi, sarebbe toccato a uno di loro vestire i panni dell’eroe.
Eccolo arrivare, alto, giovane e prestante, sguardo fisso nel punto in cui gli schizzi disperati cominciavano a diminuire in maniera preoccupante, segno che la lotta per la sopravvivenza stava arrivando alla fine.
Aveva un incedere rapido, ma non correva, sembrava dondolare sulla sabbia, muoveva a ritmo le braccia lunghe.
Era già finita la spiaggia o iniziato il mare, ma lui continuava a camminare, i suoi piedi non sentivano il bruciante calore della sabbia arroventata, non necessitavano dell’acqua per spegnerne i fumi, i suoi piedi camminavano e basta, non si fermavano.
Si fece silenzio nelle menti di chi assisteva all’evento, chi era entrato in acqua convinto di poter aiutare si bloccò all’istante.
Fu necessario stringere forte gli occhi e riaprirli per credere che ciò che stava accadendo non fosse un’illusione ottica, a bocca aperta, il fiato corto e mille domande a ronzare nella testa.
Raggiunse il ragazzo in difficoltà che, ormai allo stremo, era stato vinto dalla paura e persa la speranza, si stava lasciando inghiottire dal buco d’acqua in cui era finito.
Quell’essere si chinò sul ciglio di tutta quella disperazione, lo prese forte per un braccio, lo alzò estraendolo dalla rassegnazione e assicurandolo tra le sue braccia sembrò accennare ad un sorriso.
Con lo stesso incedere deciso e danzante si girò verso la spiaggia e con lo sguardo tranquillo di chi sa, tornò sulla riva.
Appoggiò delicatamente il corpo esausto del giovane sulla sabbia e lo aiutò a vomitare l’acqua di mare che gli impediva di respirare a pieni polmoni.
Nessun gruppo di persone curiose attorno al salvataggio perchè nessuno osava muoversi o avvicinarsi.
Sorpresa, incredulità, terrore, persino una punta di disgusto aleggiavano nell’aria.
Dopo essersi assicurato che il ragazzo stesse meglio, alzò il suo sguardo, li guardò tutti nello stesso istante e loro capirono che non avrebbero capito nulla e cosa più evidente che lui ne era consapevole. Si avvicinò alla prima persona a lui prossima, gli mise una mano sulla spalla quasi a scuoterlo e parlò.
Poi , com’era arrivato, se ne andò dondolando sulla sabbia rovente, dondolando lucido, proiettato fuori da ogni coscienza.
Qualcuno avrebbe dovuto fermarlo, avrebbe dovuto chiedere, fare domande, qualcuno gli avrebbe dovuto impedire d’andarsene, doveva delle spiegazioni.
Nessuno lo fece e lui se ne andò.
Si levò alto nel cielo lo strepitare urgente di una sirena in arrivo, i soccorsi sarebbero arrivati ad istanti.
Tutti si riscossero dal sogno, si guardavano negli occhi per capire se anche gli altri avessero visto lo stesso prodigio o se il caldo aveva fatto brutti scherzi.
Solo allora corsero verso il ragazzo che se ne stava sdraiato sulla battigia a ringraziare il cielo d’essere ancora vivo.
Altri si avvicinarono al mare, ci misero i piedi ma non osarono camminare oltre la prima lingua che accarezza la sabbia per non rompere la magia.
Chi di loro avrebbe avuto la forza, il coraggio e la pazzia necessaria per dichiarare a voce alta che un altro essere, dall’aspetto umano, aveva salvato un fratello che stava annegando nelle stesse acque sulle quali lui aveva camminato?
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